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Napoli siamo noi

Nicola aveva 15 anni quando è morto. Per un sacco di motivi, nessuno ha sentito lo sparo dell’arma da fuoco. Tutti stavano festeggiando, probabilmente i botti della città arrivavano fin lì. Forse i suoi assassini stavano festeggiando anche loro. Ma tra gli altri motivi c’è il fatto che queste cose, in genere, non si può sentirle, si deve far finta di essere sordi. Nicola è stato ritrovato per terra esangue sull’uscio di una stazione di polizia nell’infima periferia, quella che fa statistiche, cronaca nera, quella delle leggende metropolitane che a Napoli sono tutte vere. Niente di inventato, sapete?

Nicola era andato con suo cugino in un paese del casertano, uno qualunque, non fa differenza, c’è un Viale Kennedy con un locale ripieno di gente da spennare un po’ ovunque, c’è fame e miseria ma un portafogli gonfio di soldi più o meno leciti lo si può sempre trovare in qualche tasca di un jeans attillato. La rapina è andata male, forse i due ragazzi hanno acchiappato un pesce più grande di loro, forse hanno invaso un territorio o avevano sgarrato molto tempo prima. Ci sono due cose che sono vere e imperscrutabili, laggiù: le leggende metropolitane e la memoria lunga di chi crede di dover ripagare torti subiti. Uscirà fuori che era legittima difesa.

Dal locale alla stazione di polizia ci sono circa 15 chilometri. E’ probabile che il sopravvissuto abbia guidato a folle velocità credendo di poter fare qualcosa, poter salvare suo cugino ridotto in fin di vita. L’ha scaricato lì e poi è ripartito verso la città, ma non verso il centro: lì si stava festeggiando. Confondersi tra la folla può essere una buona idea ma non se sei un rom. In città si continuava a sparare i botti, la fine dell’anno, la squadra aveva vinto ed era il momento buono per regolare dei conti. Quattro colpi di pistola, due armi diverse, unmortoeunferito.

Quando la città si sveglia, gli echi della notte di festa risuonano ancora. Il Napoli ha vinto la coppa. Un evento eccezionale. C’è voglia di festeggiare, ancora. E pazienza se non ci sarà più voce per potersi indignare per la morte di Nicola e dei due malavitosi. La legittima difesa è invocata stavolta dalla città stessa: c’è bisogno di eventi eccezionali per poter dimenticare, ancora una volta, la tragica e assurda normalità con cui si è costretti a convivere.

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Categorie: Nàpolide, Riflessioni | Tag: , | 1 commento

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