Archivi del mese: marzo 2014

Chi non salta bianco è

Qualche regista ogni tanto ci azzecca a prendere un brandello delle quotidiane interazioni tra membri di una data società/comunità e riproporlo caricaturizzato fino all’estremo in un film. Nell’Italia di oggi, e nella Napoli che dell’Italia è in fondo sia specchio frantumato che fiorente laboratorio di variegato capitale umano, mi pare di vivere in una scena di uno di quei film di Spike Lee dove i negri si parlano addosso sovrapponendo voci e gesti senza mai arrivare a nulla, in un vorticoso effetto loop dal quale non c’è scampo. Utilizzo l’appellativo negri e non neri o persone di colore perché è il medesimo appellativo utilizzato dagli stessi negri per richiamarsi alla loro comunità. Ovviamente so benissimo che è permesso soltanto a loro chiamarsi tali, e né mai io mi sognerei, nel mio schifoso buonismo, di rivolgermi a loro con tale appellativo. Ma qui parliamo dei film di Spike Lee e in questo caso quindi mi è concesso.

Anche per manifestare il proprio disinteresse si prende perversamente parte, però, a quella giostra impazzita la cui prossima corsa si vuole saltare. Parlare di un oggetto senza mai nominarlo, giungere a conclusioni senza mai formularne le ipotesi. Se per descrivere il nulla si può fare un film, altrettanto valido è il tentativo di prendere le distanze da quella realizzazione artistica senza mai nominarla, senza nemmeno evocare degli indizi che potrebbero materializzarla dinanzi ai vostri occhi. Ma voi avete già capito, voi come me avete le vostre opinioni e ci tenete a farle sapere, voi state sul pezzo, voi come me appartenete a una fazione, fosse soltanto quella degli indifferenti e siete pronti a divulgarne il rispettivo verbo, e come me vi schierate dalla parte dei neri (il film è finito), dalla parte delle donne o dalla parte degli uomini. Ma poi, dopo tanto parlarci addosso come nei film, si arriverà a un (risolvimento) finale, a un giudizio condiviso? Insomma, se la Storia è finita è la storiografia ad essere infinita? Quel ministro donna a quelle opportunità sempre un po’ dispari, ministro per giunta di colore, è stato un buon ministro oppure uno che meritava di essere sostituito, con il rispettivo ministero destituito? Esiste poi un valore la cui superiorità morale possa sempre farcelo preferire ad altri, giudicati unanimemente di rango qualitativamente inferiore? A parità di merito è preferito il candidato più giovane, ci viene detto a noi giovani e meno giovani, e chissà cosa avrà pensato quella donna che compiva bene il suo lavoro al Ministero degli Esteri quando le è stata preferita una candidata più giovane, nonostante il fatto che di merito vi fosse una palese sproporzione a favore della prima piuttosto che la seconda. Non fare nomi e cognomi non serve a nulla, me ne rendo conto, sono buonista ma non stupido, ma vorrei astrarre queste due semplificazioni per vomitare un po’ del mio disgusto per quelle opportunità che pari – eguali – non sono e saranno mai, perché c’è sempre uno un po’ più in pari dell’altro.

Ma ciò che esiste si ha il diritto a raccontarlo, anche se non racconta di me e di te in modo veritiero, e si ha anche il diritto di farne un’opera d’arte attraverso lo sberleffo, tramite l’attivazione nello spettatore/osservatore dei sensori dell’empatia/senso di ingiustizia. Una donna di colore vince l’Oscar mentre un uomo di colore viene ammazzato senza motivo da un poliziotto bianco nel paese dove per la prima volta è stato eletto un presidente nero. Le impari opportunità sono in tal senso molto equanimi, arrivano dappertutto, liquide e tentacolari, ancestrali e recondite, a quanto pare inestirpabili.

Allora all’arte bisognerebbe concedere il beneficio del dubbio, perché ogni tanto ci azzecca e noi, nel migliore dei casi, non capiamo un cazzo e avremmo il dovere di stare zitti. Che cosa siamo se non una scena di un film di Spike Lee, cosa siamo se non una fattoria degli animali o dei grandi fratelli? Ma non è che lo dico io, eh, sono i numeri che lo provano: le pelli di colore diverso sono discriminate (e se ci si fa un giro nelle comunità cinesi ci si rende conto che l’assunto è valido in entrambi i sensi, questo giusto per dissipare quell’etichetta di buonista che sono sicuro mi avrete già affibbiato), i selfie-made-men sono in continuo aumento e anche i valori di pari opportunità e giovane età non stanno tanto bene.

Eppure, se mi conosceste dal vivo capireste che di solito non la faccio tanto lunga, volevo solo dire che le uniche donne che mi ispirano poca fiducia sono quelle che vedo al tiggì sedute tra gli scranni a scannarsi, mentre tutte le altre donne che conosco, che frequento e che – sono sicuro – continuerò ad incontrare, sono donne cazzutissime, e mi scuso per il secondo termine sconveniente e vagamente maschilista del post, ma lo dico in buona fede: ho conosciuto tanti uomini di merda ma di donne di siffatta risma no, veramente poche. E poi, più che Spike Lee avevo in mente Woody Allen, che spesso fa terminare i suoi film in modo improvviso e senza senso alcuno.

Categorie: Diario notturno | 3 commenti

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