Senza immagini e senza finale

La bellezza non te l’aspetti all’inizio della giornata, proprio no, dovrebbe piuttosto essere il culmine di una ricerca che dovrebbe essere attiva e volitiva, e non invece sbattuta tra un ritardo del treno e una pioggia inaspettata. Nella mattina del tuo primo giorno di lavoro. Quindi forse sono giustificato se non ho scattato una fotografia, ma il fatto è che non ci avevo nemmeno pensato. Il panorama che si ammira dalla stazione di Portici è ormai ben radicato nel mio immaginario visivo, e poi c’era quel vento e la pioggerellina, insomma, non fosse stato per la ragazza che diceva all’amica che prevedeva fitte piogge perché le barche non erano uscite, io forse nemmeno me ne sarei accorto che stavano effettivamente tutte lì rannicchiate dietro agli scogli. La bellezza stava tutta lì, peccato non potervelo spiegare meglio. Poi c’era quella storia dell’umore un po’ sballottato per il riuscire a fare tardi la mattina del primo giorno di lavoro, ma anche quella storia che avevo letto la sera prima di addormentarmi (dato che mi ero ricordato che usavo fare così quando avevo delle abitudini regolari, quando non ero social, quando non uscivo per lenire una solitudine che non sapevo di avere: andavo a letto presto e leggevo), ed era una storia letta su Internazionale della scorsa settimana, una storia cruda e nuda sull’inutilità del lavoro, cioè della moltiplicazione, nell’epoca moderna, di attività lavorative che non apportano nessun beneficio alla società, che potrebbero tranquillamente non esistere, posizioni molto spesso ben remunerate e per questo motivo, per lo stridente contrasto con l’infima considerazione e modesta soddisfazione economica che ricevono lavori umili ma essenziali, ancora più inutili. Davvero, non c’era nulla da eccepire in quella storia, c’è da meravigliarsi come sia riuscito ad addormentarmi subito, e stamattina me la trascinavo un po’ dietro insieme a quei trenta minuti di ritardo diventati poi quaranta, senza contare l’emozione che alla fatidica penultima fermata si è finalmente mostrata, solo per un po’, soppiantata da una respirazione lunga e controllata, un’emozione compassionevole per un giovane trentenne che come un ragazzino si presenta sbarbatello e ripulito il primo giorno di lavoro. Lo sapevo che andava a finire a sentimento, mò una bella foto delle barchetelle di stamattina ci starebbe proprio bene. C’era un’illustrazione a corredo di quella storia del e sul lavoro, o in realtà accompagnava l’articolo seguente che continuava però sullo stesso tono: un’invettiva contro la cravatta. Mostra in ripetizione il volto di uno stesso uomo e diverse fasi del nodo della cravatta, il viso che invecchia e il cranio che perde i capelli e che al momento del nodo diventa teschio. L’invettiva contro la cravatta qualche volta ve la ritaglio qui, però dato che nel nuovo ufficio la cravatta non bisogna portarla concludo qui, senza immagini e senza finale.

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Categorie: Diario notturno, Nàpolide | Lascia un commento

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