Saggio sulla giornata riuscita

“In effetti esiste una canzone che potrebbe avere questo titolo. La canta Van Morrison, “il mio cantante” o uno di loro, e in realtà non si chiama così, prende il nome da una piccola località dell’America, peraltro insignificante, e racconta, sì, immagini di un viaggio in macchina fatto una domenica, giorno in cui la riuscita della giornata sembra ancora più difficile che in tutti gli altri giorni. Si tratta di una gita in due, con una donna probabilmente, narrata nella forma del Noi (dove la riuscita della giornata è un avvenimento ancor più grande che da soli): pescano sui monti, poi continuano il viaggio, comprano il giornale della domenica, poi continuano il viaggio, uno spuntino, poi continuano il viaggio, lo splendore dei tuoi capelli, l’arrivo della sera, e l’ultima riga, suppergiù così: “perché una giornata qualsiasi non può essere come quella?”. È una canzone brevissima, forse la ballata più breve che sia mai esistita, dura appena un minuto, e chi la canta è un uomo già quasi anziano, con qualche ultimo ciuffo di capelli, e di quella giornata si racconta più parlando che cantando, per così dire senza canto, suono, tono, un mormorare come di passata ma a petto tutt’aperto, che nel momento della massima apertura s’interrompe di colpo.
E forse la linea della bellezza e della grazia non può più prendere, al giorno d’oggi, una dolce sinuosità come al tempo di Hogarth, quel XVIII secolo che era inteso come una pienezza tutta terrena propria dell’epoca. Non corrisponde forse a uno come noi, adesso, il fatto che una forma come quella si frantumi in continuazione, finendo per incespicare, balbettare, ammutolire e zittirsi, per poi ricominciare e prendere vie traverse, pur se alla fine tende come sempre a un’unità, a qualcosa che sia un tutto? E non è altrettanto conforme a noi, adesso, alla fine del XX secolo, il fatto che siano operanti più le idee di una singola giornata riuscita che quelle di qualsivoglia eternità o di un’intera vita riuscita, purché non solo nel senso dell’ “Adesso è adesso” (inteso non certo come un “vivi alla giornata”) ma anche con la speranza – no, il desiderio – no, il bisogno – di immaginare, indagando gli elementi dell’intervallo di un giorno, pure un modello per uno spazio di tempo più grande, uno ancor più grande, il più grande possibile? Sì, perché il mio vivacchiare di adesso, da un giorno all’altro, dopo che sono sfumate tutte le precedenti idee sul tempo, senza alcuna conformità a una legge (sia pure lasciando essere ciò che serve per vivere), senz’alcuna relazione (con te, con quel passante), senza la minima certezza (che il momento di gioia di oggi si ripeterò domani o un giorno): un vivacchiare del genere, sopportabile in gioventù e a volte accompagnato (guidato?) perfino da una certa spensieratezza, ora si ribalta sempre più spesso in un grave disagio e con gli anni si fa per giunta rabbiosa irritazione.
Ma siccome questa rabbia non riesce a rivolgersi, com’era invece in gioventù, né contro il cielo né contro l’attuale situazione della terra né contro un terzo qualsiasi, mi rivolto io contro di me. Dannato, perché non vedo più noi insieme? Maledetto, perché già alle tre del pomeriggio la luce giù nel sentiero o il battere dei treni sui binari o il tuo viso non è più quell’evento valido per il più lontano futuro che ancora stamattina contava così tanto? Dannato, perché meno che mai riesco, in netto contrasto con l’immagine consueta dell’invecchiare, a trattenere, a capire, ad apprezzare i momenti della giornata e della vita? Maledetto, perché sono, nel vero senso della parola, così dispersivo? Dannato, maledetto, dannato. (Ma guarda, là fuori ad asciugare, sul davanzale dell’abbaino della casa a timpano, le scarpe da ginnastica del figlio del vicino, quel ragazzo che ieri sera, sotto la luce dei riflettori del campo qui in periferia, vedevamo pizzicare la cucitura della maglietta mentre aspettava che gli passassero la palla).”

 

Saggio sulla giornata riuscita, Peter Handke

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Categorie: Ritagli | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “Saggio sulla giornata riuscita

  1. Colpo bassissimo. Una granata. Notte, che per te è giorno. Un bacio. Ba

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