Lo Zen e l’Arte della Manutenzione del Cesso – quarto giorno

segue (puntata precedente)

Sulla lunga sterminata strada che da Esperance porta ad Albany non ci sono fari di macchine a illuminare la notte, né tantomeno le stelle fanno capolino. Il cielo è ancora nuvoloso, questo pomeriggio il sole si è nascosto poco dopo il lavoro mattutino, che è stato soddisfacente. Comincio a capirci qualcosa dell’idea che hanno in mente questi due per costruire il cesso. Con Chris abbiamo tagliato i pezzi di legni che serviranno come base e come bordi. Ho impugnato la sega e tagliato, e seppur dopo sia stato costretto a una lunga smerigliata per rendere l’estremità levigata e diritta, non è stato un cattivo risultato. Una volta cominciato a distendere i pali in parallelo al muro lungo il quale verrà costruito il cesso, è cominciato il nostro armeggiare con la livella, e conseguentemente una lunga opera di riposizionamento del terreno che era stato troppo frettolosamente scavato in eccessiva profondità. Ma non è stato un lavoro inutile: aver capito a quale livello i pali risultano perfettamente perpendicolari al terreno ci aiuterà a dosare meglio le nostre sensibilità quando domani torneremo a scavare. Un errore è realmente tale quando da esso non si apprende nulla, quando non ne facciamo la base per condurre il nostro lavoro lungo il giusto percorso. Cerco mentalmente una traduzione in inglese di questo concetto per poterla riferire a Chris, ma lo scroscio dell’acqua mi informa che è già sotto la doccia, lottando con le rane.

Io mi rinfresco con una nuotata nel fiume. Ho seguito il sentiero che dal capannone degli attrezzi di snoda tra il bush selvatico e, seguendo le indicazioni di Tim, subito dopo il kayak ho svoltato a sinistra, dove dopo pochi metri ho trovato un buon punto dal quale tuffarmi. È stata una nuotata liberatoria. Sott’acqua avevo gli occhi chiusi per via dell’acqua torbida, ma non ho mai avuto la sensazione di nuotare alla cieca. Non avevo ancora ricevuto la notizia ma forse presagivo già qualcosa. Tornato su ho cucinato un risotto alla zucca. Tim è convinto che in questi mesi australiani io abbia lavorato come chef. Chris ha già scoperto la bufala, chissà quanto tempo passerà prima che Tim se ne accorga. Ma di certo non se ne accorgerà se continuo a sfornare delizie come quella di oggi. Tim conta su questa mia skill  e io tento di suffragarla come posso.

Nella mia stanza, che presto dovrò abbandonare, sento il topolino agitarsi dietro ai materassi accatastati vicino la porta. Quando l’ho visto, la prima mattina in cui mi sono svegliato qui, ho provato una strana sensazione di quiete. È stato un pomeriggio strano, lungo. Il tempo nuvoloso e la momentanea assenza di Tim hanno spinto me e Chris a trascorrere l’intera giornata in salotto, sfruttando la potenza valvolare di fedeli amplificatori JBL e cucinando cuscus e infornando pane. Ne abbiamo anche approfittato per riprendere i contatti via internet con i nostri rispettivi mondi. Chris mi ha raccontato dei debiti che ha contratto in Canada per gli studi universitari, e di come il suo conto sia scivolato sotto lo zero. Avrebbe avuto bisogno del padre, che disapprova le sue scelte ma lo lascia libero di errare, per continuare a ripagare il prestito, se non fosse che può disporre – ha scoperto – dei sui fondi pensione. Dal canto mio, credo di aver chiuso il conto con le Poste che minacciavano di adire alle vie legali versando 100 euro dal mio conto australiano. Cinque minuti via internet e via. Vado a dormire sereno perché ho finalmente parlato con mia sorella e con qualche amico. Lo stomaco brontola già pregustando la colazione di domani. Per il lavoro che il wwoofer fa gli è dato in cambio vitto e alloggio. Per quanto mi riguarda questo scambio è più che equo, mangio bene e in abbondanza e sebbene mi svegli sempre poco dopo l’alba, che qui avviene in quella che dovrebbe essere notte fonda, mi sento sempre riposato e in forma.

continua

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