Lo Zen e l’Arte della Manutenzione del Cesso – terzo giorno

segue (puntata precedente)

Mi viene da ridere, quante volte ci sono cascato e forse ci cascherò ancora, spostare avanti nel tempo e nello spazio la visione di un me felice e soddisfatto, senza l’ansia di stare perdendo qualcosa, mentre è nel qui e ora che dovrei essere. Quando Tim mi ha mandato in cucina dopo un’oretta scarsa a picconare in giardino, ho realizzato quanto inutile sia la mia presenza qui. Non solo non so niente della manutenzione del cesso, ma riesco a malapena ad interagire con lui. Anche se mi venisse una buona idea non saprei comunicarla. Ho fatto il pane e cucinato una bolognese scotta. Ero in procinto di radermi la barba, stava diventando facilmente associabile a questo sapore dolceamaro di sconfitta, ma prima avevo deciso di comunicare a Tim che me ne sarei andato. Non che io lo volessi, ma mi pareva di essere di troppo. In tutta risposta Tim mi ha detto che è felice che io sia qui, e che ci sono tanti lavori per i quali posso tornare utile. Gli ho chiesto dell’agnello che gironzola per la proprietà, invece di pascolare con il gregge. Mi ha risposto che non lo sa, che quell’agnello non si è mai sentito agnello, ogni volta che l’aveva riportato sui campi lui era tornato indietro. Ma va bene così, dice Tim, mi aiuta a tenere sotto controllo le erbacce, questa è la sua missione nella vita, ognuno ne ha una propria. Mi sono identificato con quell’animale, e ora ogni volta che incrocio il suo sguardo immagino un cenno di intesa tra noi due esseri viventi che non facciamo quello che tutti si aspettano da noi ma che eppure sanno dare un senso alla propria vita. Sono salito sulla jeep e accompagnato Tim per i campi, dove per la seconda volta ho potuto abbracciare l’estensione della proprietà.

Tim ha una vena malinconica, all’inizio del nuovo anno sarà costretto a vendere quella che è stata la fattoria di suo padre, più di 80 anni che la terra di Tallawarra continuava a generare i suoi frutti per gli uomini e donne e animali che l’hanno abitata e che ora dovrà passare in nuove sconosciute mani, dato che i figli di Tim hanno abbracciato la vita di città. mi mostra il pezzo di terra accerchiato da pietre rosse, dove lui e la sua famiglia e altri wwoofers e probabilmente altri sconosciuti siederanno nella notte del 21 dicembre, quando si concluderà il ciclo di 26.000 anni previsto dai Maya. Siederanno lì, in mezzo ai campi, sotto le stelle, per accompagnare l’umanità in una nuova era. Proveranno ad irradiare il loro messaggio di armonia e di un rapporto più giusto con le risorse limitate del pianeta. Ancora, va indietro nel tempo a raccontare quando, appena ventenne, era tornato da un viaggio psichedelico alimentato da funghetti rigorosamente biologici ed ebbe l’illuminazione di voler vivere una vita appartata, a contatto con la natura, coltivando e producendo ciò di cui avrebbe avuto bisogno. Da allora il suo stile di vita non è mai cambiato.

Siamo tornati a lavorare fino a che non si è fatto buio. Mentre lui e Chris progettavano, io ho recuperato le paratie dal furgone e le ho pulite ed accatastate. Dovrebbero tornare utili a breve, quando si costruirà la cabina del cesso. Intanto qualcosa sembra essere andato storto: il cunicolo che avevamo scavato in parallelo alla casa, per dissotterrare il vecchio tubo di scarico e inserire il nuovo, è troppo vicino al muro. In questo modo il water andrebbe a posizionarsi in un punto per cui, nell’angusto gioco a disposizione per questo progetto, risulterebbe difficile aprire la porta dall’interno senza costringersi a contorsioni improbabili. E poi non si è recuperato una finestra, e inoltre le estremità dei nuovi tubi non si incastrano con il sifone del water. Ma a quanto pare a questo ci penseremo – ci penseranno – domani, dopo il barbecue (di carne pregiata che Tim voleva conservare ma che è stato costretto ad usare per via di un malfunzionamento di un freezer), dopo un paio di birre, dopo una doccia. Anche io fumo l’ultima sigaretta e mi ritiro.

continua

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