Si sta facendo sempre più tardi

Se fossi a casa, adesso, prenderei dalla libreria un libro di Tabucchi. Non andrei a rileggermi Sostiene Pereira ma forse qualche racconto da Si sta facendo sempre più tardi. E’ un’economica Feltrinelli dalla costola gialla che si riconosce anche al buio. E poi mi ricorderei che il poeta è un fingitore perché finge di provare il dolore che prova davvero. Mi rigirerei questa frase di Pessoa tra le labbra e indugerei su quest’ultimo e sui suoi eteronimi, forse ci sarebbe stato qualcun altro a tradurli, forse meglio, ma quello che rimane è che Tabucchi non ha tradito Pessoa ma l’ha reso nobile in Italiano così come lo è in Portoghese. Sarei portato a leggere un estratto dal Libro dell’inquietudine, ma poi lo richiuderei subito perché appartenente a un’altra epoca, sono cresciuto un po’ grazie ad esso ma ora, in maniera riconoscente, lo riconsegnerei alla mia libreria.

Non ho quei libri con me ma appartengo pur sempre alla generazione digitale, non ho bisogno di possedere quello che posso trovare in una nuvola, questa cloud che diventerà sempre più grande fino ad inglobarci tutti e a fagocitare qualsiasi cosa, e il bello è che dal suo nome traspare un soffice candore e non quel garbuglio di dischi e di cavi che poco hanno di virtuale, ferraglia che è posseduta da qualcuno e che si può forzare con una semplice chiave inglese. Vado in giro per la rete, quindi, per placare la mia sete di poesia, poco importa che di prosa si tratti. Leggo: “le persone sono lontane quando sono vicine, figuriamoci quando sono lontane per davvero”. Davvero l’ha scritta Tabucchi, questa frase? Tabucchi non era un aforista, il romanzo breve era il suo respiro naturale e il racconto il figlio legittimo che lasciava vagare per il mondo letterario, le sue frasi rimanevano incollate alle sue storie, nessun significato universale. Lo scrivere per il piacere di scrivere. No, alcune persone possono essere vicine anche se lontane, ma io sono sicuro che se andassi a rileggermi il racconto dal quale è estratta la frase ad un certo punto il protagonista direbbe qualcosa come: siamo noi a decidere se essere lontani o meno. O forse sono soltanto io che in questa sera mi sento l’alter ego di un personaggio di Tabucchi, vivo e misero e umano proprio come lui.

Ma non sono a casa, e il web è una mela mozzicata. Sul web non c’è polvere, non ci sono note a matita, il web non si presta a qualcuno per farlo innamorare di un autore, una mail non ha l’effetto taumaturgico di un libro regalato con una dedica sulla prima pagina e il disegno di una faccina che ride. Il mio giro tra le parole per cercare conforto in una sera di solitudine rischia di finire subito perché sono così lontano, dalle mie persone e dai miei libri. E’ strano che l’inglese ci conceda una sottigliezza propria di una lingua calda ed elegante come solo una lingua latina può essere: loneliness e solitude sono concetti diversi, perché la prima presuppone i ricordi mentre la seconda è uno stato dell’anima. Con l’ultima non ti senti solo perché entri in contatto con una parte di te stesso e quel contatto è l’autocombustione con la quale riscaldarti, anche se fisicamente solo. Ma questo non c’entra perché non sono a casa e non posso rovistare tra i libri, scovarne qualcuno dimenticato, non posso accumularli sul letto e addormentarmi tra essi esausto, e lascio agli inglesi la parola adatta per questo.

E temo che la mia ricerca di scritti di Tabucchi, in mancanza di meglio, si fermerà qui, perché uno come lui non lo si cita ma lo si vive dalla prima all’ultima parola. E anche le mie parole finiranno qui, anche se sarei capace di andare avanti fino allo sfinimento, non so perché a volte accade così, o forse lo so, è lo stesso motivo per cui spegnerò il computer e fumerò una sigaretta affacciato alla finestra osservando il sorriso sbilenco della luna, ed è perché qui non ho una libreria da rovistare, la mia, e nessuno con cui parlare del fatto che mi dispiace sapere che non leggerò mai più nulla di Tabucchi, che qui sarà al massimo un nome sugli obituares del Sunday Times, uno dei giornali inglesi di qualità che non legge nessuno, tutti leggono la spazzatura del Daily Maily o del Sun, perché ogni società ha la sua pancia, ma non potrei parlare nemmeno di questo, qui, perché andare camminare lavorare, e nel frattempo si sta facendo sempre più tardi.

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Categorie: Canterbury tales, Diario notturno | Tag: , | Lascia un commento

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