Archivi del mese: gennaio 2012

Last round of beers

Dunque, non è un caso incontrare delle persone, non è un caso che il filo conduttore dei discorsi sia sempre teso tra due estremità che si avvicinano e si allontanano senza però toccarsi mai. Vecchi amici, persone uscite da un po’ di tempo dalla mia vita, che proprio quando sto per cambiarla rientrano prepotentemente. E’ facile lasciarsi alle spalle un ricordo, ma un volto, un sorriso, un abbraccio, quelli come fai a dimenticarli da un giorno all’altro?

Forse non è necessario dimenticare, forse il destino è quello di portarsi tutto dentro, cose belle e cose meno belle, senza distinzione. Alla fine si parla sempre delle stesse cose: se abbiamo la forza di lasciare questa città, del perché la amiamo e la odiamo allo stesso tempo. C’è chi ha il coraggio di lasciarla e sa che non tornerà più indietro, chi l’ha fatto già ed è preda di mille nostalgie, chi invece non lo farà perché Napoli è una madre troppo presente, troppo affettuosa per lasciarti andare via per sempre.

Per caso incontro chi, un anno fa, mi aveva fatto scoprire il meraviglioso mondo dei balli popolari. Tutto il tempo trascorso insieme non è bastato per la sola ragione che è finito. Ma non riesco a essere triste. Sono grato a quelle persone per avermi insegnato tanto: come tenere le castagnette in mano, come fare la votata, come sentirmi aperto verso gli altri e sorridere, anche quando non ne hai voglia.

Un’altra vecchia conoscenza mi offre un torroncino al cioccolato. Mi dice, quasi seriamente, che lui non può rinunciare a queste cose, la qualità della vita è per lui un torroncino al cioccolato e tutto quello che c’è dietro. Il vecchio amico che vive all’estero, invece, mi dice che per lui qualità della vita è andare in treno con un computer aperto senza la paura di essere derubato. Beviamo la nostra birra notturna nel solito locale, quello che all’estero lui non ha ancora trovato. Quello dove incontri le stesse persone, quello che ti ricorda che hai una casa vera. Torniamo a casa, ci diamo appuntamento a tra chissà quanti mesi, e ci auguriamo di capire quello che vogliamo e di trovare il coraggio di seguire l’intuizione, qualunque essa sia.

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Dichiarazione d’intenti

Guardo il calendario, manca una settimana alla mia prossima partenza. Sette giorni nei quali comprimere tutte le ultime cose da fare, che poi saranno anche le prime perché in questo mese qui a Napoli non ho fatto praticamente nulla, ho soltanto aspettato. Già, Napoli. Questo blog ha come banner, lì in alto, uno scorcio di una foto che feci la scorsa primavera, ed è sempre stato scritto qui in questa città, tra un viaggio e l’altro, tralasciando lunghi pezzi di vita svoltisi altrove. Era forte l’intenzione di abbandonarlo per un po’ e riprenderlo quando fossi stato di ritorno qui in città. Ma racconta una parte importante di me e non mi sento di abbandonarlo, anche perché non so quando sarò di ritorno. A giugno, sicuramente, ma non so per quanto tempo. Vado altrove perché la mia sete di esperienze non si è ancora placata, e perché non ho ancora capito dove voglio vivere durante i prossimi anni. Diciamo che questo è l’unico proposito serio di quest’anno appena cominciato (gli altri sono: vestire in maniera più colorata, andare su una mongolfiera, coltivare le mie inimicizie e così via): capire. E quindi continuerò a scrivere, per me stesso e per gli anonimi che mi leggeranno e per i pochi amici che sanno dell’esistenza di queste pagine virtuali. La scrittura è la mia passione e forse la sola cosa per la quale sono davvero portato. Il mio secondo proposito serio è lo stesso da parecchi anni a questa parte, e chissà che questo blog non mi aiuti a rispettarlo: scrivere di più.

Negli ultimi anni della mia vita ho fatto talmente tanti bilanci che adesso, qualora volessi farne uno, non saprei da dove cominciare perché mi pare di avere usato tutte le parole disponibili, ho declinato le situazioni in ogni modo tale che ora vedo solo la strada davanti a me, e non mi guardo più indietro a vedere quella percorsa. Ecco il terzo buon proposito.

Ma l’augurio più importante lo rivolgo a colei che abbandono, e che ogni volta che torno mi accoglie in maniera sempre più fredda. Erri De Luca diceva che la città non ti perdona il distacco. Qualunque città, ma Napoli in special modo. E le rivolgo quindi l’augurio di risollevarsi e splendere. Difficile che accada in un anno, ma non è vana la speranza che io possa tornare qui un giorno e vederla finalmente cresciuta e in grado di camminare con le proprie gambe.

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