Compaesani

“Tutto un Paese, una patria, è qualcosa di astratto. Ma un compaesano è qualcosa di concreto. Non posso voler bene  a tutti i campi di frumento e di grano, a tutti i boschi di abeti, a tutte le paludi, a tutti i polacchi, uomini e donne. Ma un certo campo, un boschetto, una palude, una persona: à la bonheur! Li vedo, li tocco con mano, parlano la lingua che mi è familiare, sono appunto, per il fatto di essere singoli, l’incarnazione del familiare. E del resto si dà anche il caso di persone che io definisco compaesani quand’anche sian nati in Cina, in Persia, in Africa. Taluni mi sono familiari alla prima occhiata. Un vero compaesano quale intendo io ti piove dal cielo come segno della grazia. Se poi per giunta è nato nella mia terra: à la bonheur! Ma questo è un caso, l’altro è un destino”. Alzò il bicchiere e gridò: “Viva i compaesani, i miei compaesani di tutto il mondo!”

Joseph Roth, La cripta dei cappuccini.

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