Quale consolazione

Quanto è difficile unire tutti i puntini, amalgamare tutte le sensazioni infisse nei ricordi e nei sogni e nelle aspettative e tradurle in vita. Quanto è difficile rincorrere il tempo e i propri sogni quando tempo e sogni sgocciolano giorno dopo giorno, e le notti sono ossessionate da quel lento ticchettio. Sto emozionandomi osservando la voglia di rivalsa, qualcuno dice che il vento è cambiato, che l’asse sociale va spostandosi nuovamente a sinistra, ed eppure quanto poco mi ci vuole per rendermi conto che niente e nessuno ci sta costringendo a confrontarci su una misera idea, su uno straccio di progetto politico che possa davvero far rinascere questo paese. E allora devo anche io, come tanti altri, accontentarmi di una sensazione, di una speranza. In questi giorni cammino per la città e sono ossessionato dai dettagli, vorrei liberarmene in un sol colpo, egoisticamente, ma non ci riesco, e osservo ciò che rimane ai margini mentre la mia vita assume i tratti di quel tedio leggero, evanescente, da borghese decaduto, da figlio di una generazione lontana che ne ha partorita un’altra che non sarà capace di mantenere quello stesso stile di vita. Una generazione va lentamente scomparendo sotto i nostri occhi, il futuro non c’è, il passato è dimenticato, il presente è un moto sussultorio di speranze e delusioni immediate. Sono ossessionato dai dettagli e vedo la scarpina logora della piccola mendicante, provo a lenire la mia coscienza con la carità ma mi sento ancora più male, ancora più ipocrita, io che come tanti altri ho creduto di avere bisogni che altri hanno fabbricato per me, come in una catena di montaggio. Siamo uccelli da gabbia e starnazziamo per reclamare le briciole. La frustrazione è quella invincibile di fare della propria vita un capolavoro unico e irripetibile, e invece sono un prodotto di serie, sono nel conteggio delle statistiche, sono ciò che la mia cultura ha partorito e non riesco a trovare altri colpevoli se non me stesso per non aver saputo ribellarmi. Diceva qualcuno che ogni persona è contemporaneamente un nessuno e il seme di una rivoluzione storica globale in attesa di nascere, e io aggiungerei che la credibilità di una società dipende dal peso che essa è in grado di dare ad uno di questi due estremi, dalla capacità di convogliare le migliori forze e non accartocciarsi su se stessa. L’unico ricambio generazionale è quello dei settantenni che, una volta in pensione, vengono contrattualizzati a peso d’oro per svolgere lo stesso incarico, l’unica consolazione è quella di non essere soli, l’unica consolazione, paradossalmente, è nelle fottute statistiche. Sono ossessionato dai dettagli perché sono quelli che, tutti incastonati, creano quel capolavoro che dovrebbe essere ogni vita e che invece in questa realtà sono pezzi sporchi e logori, e il mosaico che ne esce è sbiadito, una reliquia del passato inutile e anacronistico, ne sono ossessionato ma non ci credo, osservo ogni sorriso e succhio quell’ottimismo e quella speranza provando a farla mia, ascolto ogni urlo di rabbia e lo faccio risuonare dentro il mio silenzio. No, l’unica consolazione non sono le fottute statistiche, forse l’unica consolazione è un amico che sappia ascoltare i tuoi silenzi quando non hai voglia di parlare, forse la felicità più grande è quella che provo per gli altri, più che per me stesso, per coloro i quali scoprono il proprio talento e sono decisi ad inseguirlo. A chi devo dare la colpa se non mi decido a seguire il mio, di talento? Le statistiche dicono che è colpa di chi mi governa, mentre i dettagli che osservo e che roteano incessantemente attorno a me raccontano giornate sospese nel tempo, sudore e tedio in un immutabile ufficio, verrà il giorno in cui ritroveranno i resti di un antico edificio dove una volta veniva esercitato il pubblico servizio e il mio pronipote racconterà che un suo avo gli aveva raccontato che era tutto così, è rimasto tutto uguale negli anni e nei decenni. Il talento di cambiare la storia, che cosa grossa, ma almeno la propria, quella sì, voglio cambiarla, fosse solo in un sogno, unendo tutti i puntini e tutti i dettagli e rimirare per un attimo quel capolavoro che sempre mi sfugge.

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