Ritratto di donna

A volte non rendo bene l’idea, credo di essere bravo con le parole ma invece vorrei che fossero le immagini a parlare al posto mio, a volte vorrei che tutti rinunciassero ad esprimersi con le parole e cominciassero ad abdicare alle immagini, come un fotografo o un pittore. Io non so spiegare bene come sia difficile vedere la bellezza delle cose, come ogni oggetto e forma contenga in sé la bellezza che è data da quell’unica e univoca combinazione di atomi, ma un pittore ve la può spiegare e io me ne faccio portavoce.

Ad una mostra di arte moderna grande rilievo era dato ad un ritratto che un grande pittore fece della sua bellissima moglie. La luce che era riuscito a creare era quel piccolo miracolo che avviene ogni giorno per cui ogni sguardo brilla del proprio peculiare colore. La donna era ritratta di fronte, nel fulgore della sua giovinezza, e indossava quelli che dovevano essere i suoi gioielli più belli. Era evidente che il pittore si era molto concentrato sul cobalto dell’anello che lei indossava con mano provocatoriamente protesa verso lo spettatore. Accanto al recinto vellutato in cui era tenuto il quadro, vi era una serie abbastanza lunga di ritratti eseguiti da autori coevi, nello stesso stile post-futurista, (se pure esiste un tale stile: non sono bravo con le parole né con le definizioni, se avessi percorso le sale della mostra in senso inverso vi avrei raccontato di uno stile pre-futurista). Uno mi colpì in maniera particolare: la donna in questione era matura, non più nel fiore degli anni, ed era ritratta di spalle mentre filava la maglia. Ella offriva allo spettatore poco più della metà del suo volto, e il suo sguardo era rivolto, per quello che se ne riusciva a capire, agli uncinetti che reggeva con mani che il pittore era riuscito a rendere tremule, come in realtà dovevano essere. L’unica luce che veniva in soccorso all’oscurità della stanza miseramente arredata era quella di un vecchio lume. I gomitoli di lana sparsi sul filatoio brillavano di luce propria.

Volsi di nuovo lo sguardo al ceruleo degli occhi del ben più famoso quadro, poi osservai la posizione curva della donna ritratta di fronte a me. Là ebbi quel tipo di visione e commozione proprie di un’epifania: volevo provare ad immaginare lo sconfinato amore che aveva indotto quel pittore sconosciuto a ritrarre la decadenza di sua moglie, ma non ci riuscivo, non potevo contenerlo tanto immaginavo dovesse essere enorme. Per un momento immaginai di star facendo un torto alla leggiadria della giovane sposa; in fondo, pensai, ogni amore così come ogni felicità si somiglia e nessuno è più grande di un altro. Ma l’attenzione della folla amorfa si riversava sui lustrini dell’opera d’arte più famosa, e capii che non tutti i tipi di bellezza sono da tutti comprensibili, che non tutti gli amori sono uguali perché ve ne sono alcuni che un ritratto lascia soltanto affiorare, come la punta di un iceberg, serbando in esso lo sguardo del pittore che, solo, aveva creato il proprio mondo di bellezza e felicità avvolto in una fantastica ombra.

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Categorie: Diario notturno, Riflessioni | Lascia un commento

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