Era anche il primo maggio!

Bar Zanarini: alta borghesia e caffè annacquato. Seneca aveva torto: se non porti parte di te stesso nel viaggio allora questo è inconsapevole distrazione e non crescita interiore. La leggerezza viaggia in sella ad una bicicletta d’altri tempi. Le statue imbracciano libri, sembrano voler donare alla popolazione la consapevolezza che bisogna essere vigili e dotati di un cuore intelligente.

Osservo e immagino ciò che nessuno mi spiega. I palazzi e i lunghi porticati rivelano tutto ciò che è essenziale. Per capire una città bisogna entrare nelle sue librerie, vedere dove sono ubicate, le persone che vi lavorano e che le frequentano, lo spazio dato all’arte o alla musica o alla narrativa in generale. Antichi stemmi di nobili casati si affacciano sulle piazze ariose, vispi bambini imparano ad andare sui pattini: ti prometto che non ti lascerò cadere, sussura una giovane madre, la vecchia generazione che accompagna con mano la nuova, lo sguardo timoroso eppure colmo di speranza di quest’ultima: è una speranza vana, priva di un nocciolo duro, bisognosa di essere colmata da un sentimento che non è ancora presente. La ribellione è una lunga corsa a piedi, lontano nel tempo e nello spazio. Dovrebbero per legge imporre ai figli di scappare quando l’indolenza della famiglia è null’altro che una gabbia dorata.

Di sera una folla variopinta percorre il suo corteo bagnato mostrando la sua forza e i suoi limiti; di giorno, sparute coppie da domenica mattina sorseggiano l’aperitivo mentre io metto in pratica gli insegnamenti: seduto con la schiena diritta, in fantastica solitudine, provo a dire ciò che non ho detto o a ridire con più forza ciò che è scivolato via nell’indifferenza. Un sussulto squarcia l’aria come il primo sole da giorni: ma oggi è anche il primo maggio!

Gli olandesi che incontro mi dicono che loro non hanno questa festa ma hanno il Queen’s day: forse non hanno bisogno di festeggiare ciò che danno per scontato, per loro il lavoro è solo una necessaria pausa tra un viaggio e un altro. Prima di ripartire per la Toscana, mi fanno immaginare il vivido arancione nel quale i loro concittadini si imbardano durante la loro festa della Regina. Me ne ricordo stamattina, seduto fuori al bar Zanarini mentre sorseggiando un caffè annacquato aspetto i miei compagni di viaggio: osservo l’arancione sbiadito che dà luce a Piazza Galvani e mi sovviene la Regina d’Olanda e i reali che oltremanica si sono sposati e il milione di pellegrini affollati nella capitale del mio paese così umano e così mortale e mi sovvengono tutte queste cose e mi sovviene infine che oggi è anche il primo maggio!

Il sole non si decide ad uscir fuori, si nasconde in un gioco dispettoso. Camminare per la città non facilita il rapporto con la luce: i porticati conferiscono prospettiva ed eleganza ma impediscono allo sguardo di vagare per aria, di saggiare i colori del cielo. Giungo sotto le due torri, e dal di sotto ammiro la prospettiva di quella pendente (sotto il chinato, quando un nuvol sovr’essa sì ch’ella in contrario penda). La città ha i suoi colori e le sue ben precise opinioni. Non ci si può sbagliare: l’emancipazione non sarà motorizzata oppure il vino contro il petrolio o ancora meno complessi, meno artifici, più classe, e questa volta le parole sono scritte sui muri fuori le tante Facoltà di cui pullula la Strada Maggiore.

Fuori alla Facoltà di Scienze Politiche l’emozione è minima. Per un attimo volevo si avverasse il corto circuito tra la mia vita reale e quella non vissuta, girare un cortometraggio immaginario in cui le porte scorrevoli dell’esistenza mi lasciassero intravedere i luoghi che avrei frequentato e i volti che avrei incrociato se tre anni fa avessi avuto più coraggio (e sono solo tre anni? ed è la stessa mia vita, questa?). Ma i punti di riferimento che posso regalare alla mia fantasia sono invero pochi: ho svelato il bluff del mio immaginario, fatto di parole vuote che non hanno edificato, nel corso degli anni, alcuna vivida immagine di cui si potesse fingere di ricordarsi in momenti come questi. Questa città mi è rimasta ignota per troppo tempo, i sacrari personali che mi ero prefissato di visitare si sono rivelati gusci vuoti.

Seneca aveva torto due volte: il viaggio non è sempre un pericolo per il marinaio che non sa a quale porto approdare. Il sole ha perso ogni timidezza e rende giustizia – almeno lui – a questa giornata di festa. La narrazione ininterrotta di me e di ciò che mi circonda mi materializza avanti una deserta Piazza Santo Stefano: le fughe dei porticati ai due lati donano profondità allo sguardo e rilanciano la pigra figura della Basilica che si erge al suo centro.

Riunitomi a miei compagni di viaggio raggiungo il cuore della città, il cuore dell’anima di questa giornata. Ancora tante parole, nero su bianco e rosso su rosso, memoria storica e passaggio del testimone. Il vino servito dietro i banconi da pensionati in esilio dorato a Cuba (e speriamo che questo rosso contagi un po’ di zente), l’eritreo che un po’ ebbro mi spiega confusamente che i bolognesi sono furbi e sono belli e il senegalese a cui regalo la costituzione (interessante questa, ma la poligamia è meglio).

Lontano dal lavoro, lontano da casa, lontano dall’incessante preoccupazione del senso da dare alla mia vita; lontano dal flusso di parole e opinioni che sono costretto a subire o a rivendicare o ad amplificare, lontano dalla beatificazione e lontano dai negozi eventualmente aperti, lontano da me stesso mi perdo nella musica di sempre, mi lascio avvolgere da una folla sorridente, sorrido a mia volta a chi mi chiede se sono comunista e sorrido anche alla telefonata che mi ricorda la precarietà dei miei desideri, sorrido a chi balla e ballo a mia volta, la folla non è oceanica ma lo spirito è immenso, c’è comunione d’intenti e voglia di lottare, il restiamo umani qui sembra essere già scritto nella storia, lascio vagare lo sguardo e lascio che si fermi sulla torre dell’orologio, mi guardo intorno e vedo che è festa e non perché non si lavora ma perché il lavoro va festeggiato, anche durante un viaggio. A Piazza Maggiore è finalmente festa, è finalmente primo maggio!

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Categorie: Diario notturno, Travelling | Tag: , , , | Lascia un commento

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