Il PD e l’omofobia

La questione dell’omofobia è complessa. Credo che sia proprio la parola ad essere complessa e infatti, guardando su wikipedia, ne trovo ben tre diverse accezioni: omofobia pregiudiziale, discriminatoria, psicopatologica. Lascio a chi vuole l’approfondimento, a me era venuta voglia di capirlo un po’ di più dopo le reazioni di alcuni blogger in merito a delle dichiarazioni del segretario del PD Bersani. Dopo aver sostenuto la necessità di una legislazione che miri a difendere i diritti degli omosessuali, egli ribadisce di essere contrario alle adozioni di bambini da parte di coppie gay. Da qui si è levata da più parti la voce che il PD avesse un segretario omofobo!

Se si vogliono utilizzare correttamente le parole allora bisogna capire a cosa fanno riferimento. Se un politico dice di essere contrario alle adozioni all’interno di una relazione omosessuale, e aggiunge che quest’ultima verrà auspicabilmente regolamentata con un patto civile o giuridico piuttosto che il matrimonio tradizionale, lo si può chiamare omofobo? Certo, la spiegazione per cui sarebbero le coppie eterosessuali ad avere la precedenza sulle adozioni è ridicola, anzi a me fa proprio schifo. A questo punto potrei essere d’accordo con chi sostiene che Bersani ha paura di esporre con chiarezza il suo pensiero, sentendosi in dovere di giustificarlo. Credo che sia stata questa paura ad avergli fatto uscire di bocca quelle parole infelici. Ma che dire allora dell’immediato e non ipocrita sostegno alla sua collega deputata Paola Concia, dopo gli infamanti insulti subiti insieme alla sua compagna a Roma?

Detto questo allora, se confrontiamo la posizione del PD come espressa dal suo segretario (e al netto quindi delle binetti, con la b, di turno) con quelle dei partiti al governo – ammesso che queste posizioni vengano effettivamente espresse ad alta voce – questa è addirittura rivoluzionaria. Nessuno vuole fare compromessi al ribasso né fare il frocio con il culo degli altri. In un paese dominato dalla gerarchia vaticana vi è un leader politico che sulla questione si esprime in maniera chiara, univocamente tendente ad un miglioramento dello status quo. Si possono condividere o meno le sue opinioni in materia di matrimoni o adozioni, materia delicatissima su cui l’attuale classe dirigente non mi pare abbia i requisiti morali per poterne discutere, e poi giudicare le proposte politiche. 

Se si pensa di poter attuare epocali riforme progressiste in tema di diritti degli omosessuali passando dal bigottismo nostrano all’apertura dei paesi scandinavi, tanto per dirne una, significa ignorare i contraccolpi che questo tipo di cambiamenti sempre arrecano. Una legge sull’omofobia e un riconoscimento giuridico per omosessuali e conviventi mi sembra un buon patto di civiltà, un primo fondamentale passo. A volte la politica del possibile non è un insulto alla dignità delle persone.

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Categorie: Riflessioni | Tag: | 1 commento

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Un pensiero su “Il PD e l’omofobia

  1. breather

    Come chiameresti un uomo contrario alla libertà dei neri di contrarre matrimonio civile e diventare papà (o mamme), un uomo che afferma di essere favorevole all’idea di riservare la libertà di unirsi in matrimonio civile a chi è bianco confinando i neri in un altro quadro giuridico? Io lo chiamerei razzista, in quanto persona contraria all’uguaglianza razziale, favorevole a un’apartheid delle unioni il cui unico scopo è trattare i neri da inferiori… da degni al massimo di scimmiottare chi può sposarsi e si sposa davvero… Qui mi sembra sia lo stesso identico discorso, solo che al posto dei neri ci siamo noi gay.

    Il fatto che Bersani abbia espresso solidarietà alla Concia dopo l’attacco subito per strada e il fatto che ci siano esponenti politici e partiti politici peggiori di Bersani, sono fatti che non vedo proprio come modifichino questo quadro: Bersani è e resta omofobo, a prescindere dal fatto che è contrario alla violenza fisica e a prescindere dal fatto che ci siano esponenti ancor più omofobi di lui.

    Nelle parole di Bersani, inoltre, non vedo tutta questa “chiarezza” di cui si parla nel post… le parole di Bersani mi risulta siano:
    “riconoscere alle coppie omosessuali un quadro giuridico che fissi reciprocità, diritti e doveri”
    Questa espressione può voler dire tutto e nulla… può indicare una unione registrata come il PA.C.S. come può indicare un possibile provvedimento-buffonata in stile Di.Co. cioè su singole persone in coabitazione (senza quindi alcun “patto” o “contratto” di unione, senza alcun riconoscimento della “coppia” stessa); anche il riferimento ai “diritti”, ai “doveri”, alle “reciprocità” non si capisce bene in cosa consista… gli stessi diritti doveri e le stesse reciprocità di chi si unisce in matrimonio civile? oppure meno diritti meno doveri e meno reciprocità di chi si unisce in matrimonio civile? nel caso intenda “di meno”… quanto di meno?
    Non è chiaro per niente.

    Ricordo poi che non è affatto necessario riferirsi a qualche sperduto Paese nordico dall’imprinting liberale per guardare a un centro-sinistra dalla parte dell’uguaglianza matrimoniale e genitoriale; basta riferirsi al centro-sinistra che c’è in Francia, in Inghilterra, ai centro-sinistra che ci sono negli altri Paesi d’Europa e del mondo che, come noi, sono a stragrande maggioranza cattolica (si va dalla Spagna al Portogallo all’Argentina al Messico, eccetera).
    Lo stesso Obama è un esponente politico che è da sempre grandissimo sostenitore dell’inclusione delle COPPIE omosessuali nella possibilità di adottare bambini, grandissimo sostenitore di unioni registrate per conviventi che garantiscano stessi identici diritti e doveri rispetto al matrimonio civile; senza contare che negli ultimi mesi ha segnalato che le sue opinioni sull’inclusione dei fidanzati dello stesso sesso nel matrimonio civile stanno “evolvendo” rispetto a un tempo… si è persino rifiutato di difendere in tribunale la legge nazionale che vincola il governo federale a considerare matrimonio solo le unioni legali tra uomo e donna.

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