R(esisto)

Ci pensate che Robinson Crusoe si fece bastare i tre cicchetti di rum che aveva trovato tra i pochi bagagli superstiti del naufragio per più di un quarto di secolo? Non riesco a fermare la mia volontà su nulla, e leggendo di quest’aneddoto letterario mi è venuto uno strano senso di colpa. Diceva un amico un po’ più maturo di rimpiangere, nella sua vita, il suo non essersi mai fermato, non aver mai capito quali fossero i suoi istinti. O meglio, ha sempre creduto di capirlo per tempo ma rimpiangeva la mancanza di coraggio nel renderli concreti. Ci vuole troppo tempo, si diceva, e intanto gli anni sono passati e ogni volta che si è guardato indietro si è dato dello stupido. Il tempo è un concetto così relativo, così come relativa è la concezione su quanto e come lo si utilizzi, se lo si lasci scorrere passivamente o se si ha invece la sensazione di esserne parte integrante, di percorrere quelle strade che una combinazione di istinto e fortuna ti incoraggiano ad imboccare. Quanto appartiene al talento, e quanto invece alla pura determinazione?

Riflettevo su queste cose e non sapevo darvi forma, riflettere è una parola troppo grossa per una serie di giorni di festa mai così ottundenti come quest’anno, in questa giornata in cui non si è persa soltanto una festa quanto piuttosto l’occasione di un vero festeggiamento. Vedevo scagliarsi critiche e contumelie verso chi tenta la strada della riviviscenza simbolica del fascismo, con i suoi fasci littori e gli slogan storpiati, e pensavo che stavolta l’obiettivo è sbagliato, o poco sensibile. Esistenza e resistenza sono due parole quasi uguali e anche il loro significato è quasi uguale o complementare, in certi casi se non resisto non posso esistere, e lasciavo che queste due parole scorressero in parallelo e vedevo gli sgomberi dei campi nomadi nella nostra efficiente capitale, le ruspe che nottetempo vanno a sradicare delle persone che non oppongono, appunto, resistenza, rinunciando al loro diritto di esistere seppur ai margini della società. E ho pensato che queste erano osservazioni buoniste, ma ho dato loro il rilievo necessario vedendo l’indifferenza con la quale si tollera tutto questo, quasi come quella verso chi, nei cosiddetti centri di accoglienza temporanea, malmena selvaggiamente i migranti che provano ad esercitare un legittimo sciopero della fame. E’ qui, allora, che dico che dobbiamo svegliarci, di non portare avanti la nostra battaglia contro i meri simboli che troppo spesso sono soltanto aggregatori-di-polemiche-civetta, come i nostri mentitori di professione sanno perfettamente.

Si è persa l’occasione di un festeggiamento e io osservo tutto da lontano, non mi va di scendere e trascorrere questa giornata in modo inconsapevole tra avanzi di pastiere et similia e intanto i miei pensieri assumono forme diverse, si confondono e vanno a coesistere in un’unica sfumatura così come l’orizzonte che stamattina ho visto in lontananza nella città deserta, tutti a far festa e nessuno a festeggiare, e tutti e nessuno sono soltanto le stupide semplificazioni di cui ho bisogno per razionalizzare dei pensieri che forse nemmeno esistono ma son quelli allora cosa sono?

Poi mi sono visto allo specchio. Ho pensato alle mie esistenze e a quelle che consapevolmente ho rifiutato. Ho pensato al senso di estraneità che ho provato troppe volte e al senso di impotenza di chi quel sentimento l’ha provato per davvero. Ho visto una ruga sul mio viso e quelle della signora che dice di non voler morire sotto questo governo. Penso a quelli che non ci sono più, perché è la cosa più automatica da fare se sei solo, non pensi a quelli che ci sono ma a quelli che non ci sono, quelli che non possono più esserci. Le mie considerazioni sul tempo che passa invano prendono una piega diversa, la solitudine tanto cercata le amplifica a dismisura. Da domani, mi dico, combatterò non solo l’indifferenza verso le mie istanze ma anche quella verso chi è più debole e più invisibile di me. Penso di trovare consolazione in questa vana forma di resistenza, e anche se effimero è il mio modo di esistere, stasera.

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Categorie: Diario notturno, Riflessioni | Tag: | Lascia un commento

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