Quando crederci?

Una giornata che è scivolata via come tante altre, anche se questa era speciale per il suo significato simbolico: un secolo e mezzo di storia come nazione, un’enormità per certi versi, un’inezia dal punto di vista dei grandi tempi della storia. E quest’inezia spiega il ritardo e l’arretratezza, per certi versi, ai quali siamo confinati, compensati da uno sviluppo economico che nell’immediato dopoguerra ci ha permesso di raggiungere quel benessere dal quale oggi non vogliamo più distaccarci. Tra tanti simbolismi e ripassi di storia, da domani si continuerà a vivacchiare in uno squallido presente fatto di processi, indecisionismi, lotte intestine e crisi economiche nella più completa mancanza di prospettive che possano offrire una qualche speranza. A volte mi viene da pensare che dobbiamo raggiungere davvero il fondo, conoscere quella disperazione e sofferenza dalla quale non poter che risalire.

Intanto penso ad una giornata che nella mia Napoli è stata grigia, piovosa, con il concerto rovinato da una pioggia dispettosa. Mi sono sorpreso a fare il verso a quelle parole che provenivano dal palco che un tempo urlavo con forza e convinzione. Perché sono anni che le sento ripetere, sono anni che cerco sguardi complici in una piazza e l’eco di voci amareggiate quanto la mia. Ma al momento giusto non siamo mai abbastanza, al momento giusto è un’ingiusta indifferenza a prevalere. E quindi mi aspettavo di ascoltare musica, di ballare, di cantare senza star lì troppo a pensare, ma vedo poche persone in una piazza in fondo piccola e angusta per poter contenere una giornata di celebrazioni che sia davvero animata da uno spirito popolare forte e genuino, mi vengono in mente le immagini di Torino o di Roma e osservo la popolazione studentesca in quello che rimane un giorno feriale a zompettare sotto la pioggia in cerca di un riparo, poncho improvvisati con le poche bandiere tricolori. E’ tutto qui, mi dico mentre penso che non vale nemmeno la pena di prendersi un ponte, domani, un po’ per il maltempo e un po’ perché questa festa non è stata una vera festa. Sembra che ci abbiano creduto tutti, me compreso, ma il necessario momento giusto per crederci è ogni altro giorno che verrà.

Annunci
Categorie: Diario notturno, Riflessioni | Lascia un commento

Navigazione articolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: