Lettera ad un amico

Probabilmente ti aspettavi che io ti chiamassi, forse invece no, te ne sei semplicemente dimenticato, come me ne sono dimenticato io. In realtà io non me ne sono proprio dimenticato, diciamo che ho fatto sì che me ne dimenticassi, pensando ad altro, facendo altro. Nulla di importante, in verità. Eppure volevo dimenticarmene. Oggi ho pensato che le persone si dimenticano con troppa facilità. E’ una banale, triste verità, e in questo momento mi attraversa il pensiero che tutte le verità siano tali, tristi e banali. Ma me ne sono ricordato ora, in questo istante in cui ho deciso di chiudere il cerchio di questa giornata, in cui il raccoglimento diventa ancora maggiore. Mi hai chiesto cosa faccio, se esco, se sto bene. Forse quest’ultima cosa non me l’hai effettivamente chiesta, ma mi è parso di immaginarla ugualmente. Non faccio nulla di diverso dal solito, ormai mi conosci: seguo nuove vie, nuovi modi di pensare, cerco con tutte le mie energie di contraddirmi, di spiazzarmi. Cerco nuove solitudini e nuove compagnie, cerco nuovi modi di respirare e di tenermi su una sola gamba, tento di disfarmi di ogni mia opinione perché trovo che mi appesantiscano, e io voglio essere leggero leggero leggero. Ciò che avviene là fuori mi lascia un po’ sorpreso, un po’ anche annoiato. Vivo in un mondo tutto mio, ultimamente. Una mia collega si è ritrovata a spiegare alla persona sorda con la quale è solita parlare con i suoi gesti così delicati ed espressivi che io sono un po’ simile a lei: sono un po’ solitario. Non lo so, amico mio, non mi sono mai posto la domanda dato che la risposta non mi interessa un granché, di solito mi pongo domande di cui mi interessa una risposta, anche se poi non conta più di tanto se la risposta arriva o meno. Leggevo oggi che il compito delle persone sagge è quello di seminar dubbi, piuttosto che quello di raccogliere certezze. Con questa mia non so nemmeno se effettivamente ti ho detto qualcosa, se il messaggio era rivolto a te o a me stesso. Forse ad entrambi. Lasciamoci con questo dubbio, che una volta camminavamo insieme e ci dicevamo saggi.

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Categorie: Diario notturno | Lascia un commento

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