oggetto o quasi – part I

La nebbia mattutina si dirada man mano, la solita incoscienza prende il sopravvento. Di notte sogno e mi avvicino sempre più a quello che sono realmente, ciò che mi governa o ciò che sopprimo con forza involontaria. Immagini di scene appena vissute che sembrano far parte dei miei ricordi di una vita più lunga, probabilmente mai vissuta, si mescolano a desideri, paure, fantasie. Poco alla volta realizzo dove sono, riconosco gli oggetti della mia nuova vita: le poche cose che mi sono portato, cose insignificanti nella vita quotidiana ma che adesso sono tutto quello che ho, ogni cosa con un ruolo ben preciso, un simbolo che scandisce una parte del mio giorno; altre cose che ho raccolto per strada: manifesti, cartoncini, mattoni dipinti a mano, strane monete, accendini che non funzionano, pubblicità di locali in cui non andrò mai, una riga e una confezione di post-it; altri oggetti che sono stati riclassificati: il ventilatore è in realtà un armadio, la valigia un cassetto, il sacchetto di mandorle un sapore che mi ricorda casa e la possibilità di farvi ritorno, le pareti la mia nuova geografia con mappe e fantasiosi disegni. Per terra giornali e libri usati comprati su bancarelle. La nebbia è andata via, la musica comincia a suonare, aspetto che The great gig in the sky finisca,  mi affaccio alla finestra e osservo quel che resta del giorno.

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Categorie: Melaviv | Lascia un commento

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