In medias res..

Cos’è quello che pensa la maggioranza delle persone qui riguardo la situazione di politica estera? E’ ancora presto per dirlo, eppure – dato che tra i motivi che mi hanno spinto a scegliere questa terra c’è anche la volontà di capire, di toccare con mano quella realtà che risulta sempre essere filtrata dall’informazione ufficiale – un’idea me la sto facendo, parlando con le persone e leggendo i giornali. Un pensiero di fondo sembra essere che Israele ha bisogno di creare nemici ai fini della propria sopravvivenza. Dopo 2000 anni in cui ha vissuto la Diaspora, in rapporti impari con gli altri monoteismi culminati nell’orribile trauma della Shoah, ha sviluppato una coscienza nazionale che non crede un rapporto normale di pace sia possibile. E’ sia l’aspetto religioso che quello nazionalistico ad avere imboccato questa strada. Israele adesso sembra giudicare il mondo non ebreo alla stessa stregua in cui quest’ultimo l’ha giudicata fino a poco tempo fa, con pari disprezzo e il desiderio di essere giudicati secondo standard che si possano applicare solo ad essa. Ad Israele deve essere data carta bianca, questo è il tempo del rimborso.

A questo bisogna aggiungere la fusione di migliaia di immigranti provenienti dall’ex blocco sovietico, con il loro carico di razzismo e ideologie xenofobe, dove il concetto di nazionalità è uguale a quello di cittadinanza e il concetto occidentale di democrazia non ha radici. E bisogna inoltre aggiungere l’emergere delle peggiori e tribali interpretazioni della tradizione religiosa, ed ecco che si ottiene lo stato di assedio che ad alcuni sembra autoimposto, in cui un solo sottopensiero dominante sembra essere stato interiorizzato: la pace semplicemente non può accadere.

Questo stato dell’arte sembra appartenere dunque ad un tipo di ideologia fortemente spostata a destra, il che riflette gli attuali equilibri all’interno del governo, dove membri del Likud faranno mancare la maggioranza a Netanyahu ai fini di un rinnovo della moratoria sugli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Ma è anche il pensiero dominante della popolazione, forse perché è il più facile da accettare e comprendere, perché dà solo risposte e non implica domande.

C’è poi chi in effetti, pur tenendo come punto fermo il diritto al ritorno come conseguenza dell’esproprio sofferto durante la creazione di uno stato ebraico, non rinuncia a porsi domande. Certo, questo è un diritto garantito dalla comunità internazionale, e inoltre è palesemente ostracizzato dai Palestinesi. Ma la domanda principale è: che cosa ha fatto Israele, sin dalla sua creazione, per disinnescare questa tensione? La premessa evidentemente è che l’onere spetti ad Israele e non alla Palestina. Dando per buona per adesso questa premessa, prendiamo atto delle inevitabili domande che si susseguono: chi ricopre il ruolo principale nella creazione del problema dei rifugiati? cosa è stato controproposto – offerto – ai palestinesi? si è forse palesato un senso di rimorso? si è entrati per caso nel vivo del dibattito, portando la propria e non unilaterale proposta piuttosto che negare e negare per decenni?

Ma non si arriva ancora al linguaggio usato dalla sinistra. Qui come altrove, le parole filtrano la realtà. La seguente affermazione: “Israele affronta minacce serie e credibili: l’Iran continua ad invocare la distruzione di Israele, e potrebbe diventare una potenza nucleare; Hezbollah è armata fino ai denti con i suoi missili, e ha mostrato che non esiterà ad usarli contro i centri abitati in Israele; Hamas governa Gaza, e la sua posizione ufficiale è che non accetterà mai l’esistenza di uno stato ebraico” appartiene all’armamentario politico di destra. Per la sinistra parole e realtà sono diverse: “l’Iran prova a sviluppare energie alternative ed è intimidita dalle potenza occidentali sotto l’influenza israeliana; il Libano è spaventato da Israele, e cerca di trovare supporto contro la guerra al terrore di Israele, e Hamas prova a liberarsi dal blocco mentre è l’unico sistema democratico regolarmente eletto in tutto il Medioriente”.

Qui come altrove, i sentimenti nazionali credo siano influenzati dalla parte politica, e viceversa. Non so dove sia la causa e dove l’effetto, ma di certo il contrasto tra una destra che applica il divide et impera e una sinistra dismessa e poco credibile porta a questi risultati.

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Categorie: Melaviv, Reporting | Lascia un commento

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